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Coronavirus, comparto acciaio in ginocchio. Borchia (Lega): “Industrie italiane ferme, gli altri corrono. Europa spettatrice”

Da 3 Aprile 2020No Comments
Paolo Borchia

Bruxelles, 3 aprile 2020 – “Stop agli opportunismi da coronavirus, l’industria italiana va salvaguardata. Mentre in Italia il settore siderurgico è stato fermato dai decreti, all’estero si continua a produrre, sottraendoci quote di mercato”. La denuncia è di Paolo Borchia, europarlamentare e unico coordinatore italiano in commissione Industria, che ha sollevato l’emergenza acciaio con il Commissario Thierry Breton, responsabile per il mercato interno.

Nel corso di un’audizione in videoconferenza, Borchia ha infatti lamentato l’ennesimo caso di distorsione della concorrenza provocato dall’attuale emergenza sanitaria. “Fin dall’inizio della pandemia, molti Stati membri dell’Ue hanno sfruttato a proprio vantaggio il rallentamento forzato della nostra economia, colpita precocemente dalle conseguenze del coronavirus. Ora – spiega Borchia –  c’è in gioco la sopravvivenza di comparti strategici come l’acciaio, settore che in Italia occupa 70 mila addetti diretti e vale 40 miliardi di fatturato, rappresentando la seconda siderurgia dell’Unione per produzione di acciaio grezzo. Questo e altri comparti rischiano di essere spazzati via dai mercati internazionali mentre gli Stati meno colpiti dall’emergenza sanitaria continuano a mantenere operative le proprie linee di produzione strategiche”.

L’Italia è già stata fin troppo penalizzata dall’assenza di Bruxelles nel gestire questa crisi. Non possiamo permettere altri scempi a danno del nostro paese” dove la popolarità della Commissione europea, non a caso, è scesa al livello più basso di sempre stando agli ultimi recenti sondaggi.

Borchia conclude dichiarando di non essere “soddisfatto dalle risposte di Breton, troppo evasivo. Ho presentato perciò un’interrogazione scritta: serve una netta presa di posizione contro questa pericolosa distorsione le cui conseguenze peseranno non solo sulla nostra, ma sulla stessa competitività europea a livello mondiale”.